Temi

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1. Ascoltare globale, agire locale. Educazione come azione.
L’attenzione verso l’ascolto e lo sviluppo dell’educazione all’ascolto può portare con sé e di per sé, come un dispositivo potenziale, un miglioramento delle capacità relazionali tra l’uomo e l’ambiente, e tra l’uomo e il suo ambiente. Ad esempio, l’ascolto attivo dei suoni delle catastrofi naturali può attivare strategie di difesa e resilienza sia sul piano territoriale che su quello individuale e psicologico.
In quali modi questi processi avvengono nelle pratiche didattiche ed educative formali e informali? Con quali esempi? Come il paesaggio sonoro si può configurare con un ambiente di apprendimento?

2. Suono, potere, giustizia sociale.
Il termine ascoltare nella sua accezione di comprendere comporta una partecipazione e condivisione cognitiva ed emotiva, un muoversi verso l’interlocutore/trice. L’ascolto delle manifestazioni sonore delle comunità svantaggiate può portare, ad esempio, a una maggiore comprensione delle loro istanze e dunque a una maggiore inclusione. Il suono può anche attivare, in modo opposto, dinamiche di potere votate all’esclusione e alla repressione dei bisogni, sociali ed umani. Quali azioni virtuose possono e devono essere attuate da una comunità acustica per una comunità acustica?

3. I suoni dei luoghi. Nuovi spazi acustici e nuove forme di rappresentazione.
I cambiamenti rapidi cui stiamo assistendo modificano profondamente i luoghi, insieme ai loro suoni: il rumore della crescita riduce la vivibilità degli spazi urbani e degli ambienti di lavoro, l’episodio pandemico ha di contro alterato il rapporto suono/rumore nelle nostre città, la desertificazione preannuncia nuovi spazi di quiete irreale, i nuovi stili abitativi – votati alla natura, a una riscoperta della aree interne, etc. – inaugurano spazi inediti di quiete viva. Molte altre sono le trasformazioni in corso e tutte contribuiscono a modificare le cartografie acustiche. Quali ricadute sulla progettazione acustica e sonora degli edifici e delle città sono implicate dall’esigenza di un abitare sostenibile? Come può il suono contribuire a una narrazione territoriale più etica nella prospettiva di nuovi modelli di sviluppo locale e di turismo sostenibile? Cosa resta del genius loci quando i luoghi sono abbandonati?

4. Produzione e consumo nella pratica artistica.
Le pratiche di produzione artistiche di tipo sonoro o non sonoro molto spesso non si sottraggono a forme di accumulazione. La produzione senza sosta di segni sonori, di oggetti e prodotti sonori va accumulandosi in un mondo sempre più gremito e intasato, all’interno del quale lo stesso processo informazionale tende al collasso. Tale esplosione-implosione informazionale è dovuto all’eccesso del flusso di dati rispetto ad un tipo di canale caratterizzato da limiti intrinseci, fisiologici e sociali che non possono crescere allo stesso ritmo delle possibilità offerte dalla comunicazione liquida e telematica. Stiamo parlando dei limiti umani della capacità percettiva e attenzionale. Inoltre, anche le pratiche artistiche più indipendenti sono quasi sempre inglobate in una dinamica di comunicazione e mercato che ricalca i tradizionali modelli di consumo. In che modo la produzione artistica si può mettere a confronto con queste problematiche?

5. Raccontare con il suono. Linguaggi dei media e narrazioni audio-based.
Il racconto del tempo presente e dei suoi disequilibri passa sempre più spesso attraverso il filtro dei formati audio-based (podcast, radio, audiovisivi, installazioni sonore etc.). Quali specificità appartengono al suono nell’ambito di queste narrazioni? Quali modelli possono contribuire allo sviluppo di forme etiche di racconto?

6. Suono come indicatore ecologico.
In quale modo il mondo del suono, dal suo canto, offre e può offrire degli strumenti interessanti, per il monitoraggio ambientale, per la realizzazione di modelli predittivi, che possono contribuire alla suddetta svolta ecologica? Oggi la tecnologia è in grado di rilevare molto minuziosamente le caratteristiche del territorio e dell’ambiente. Quanti e quali dati provenienti dall’ambiente sonoro vengono usati per prospettare soluzioni, e quali indicazioni di miglioramento vengono formulate, quali insegnamenti per prospettare strategie si basano su questi rilevamenti? Quali sono gli esempi, le best practices, maturati in questo campo, e quanto impatto hanno in seno alle azioni dell’ecological turn?

7. Umano/non-umano. Il suono della biodiversità, oltre l’antropocene.
L’antropocentrismo, che caratterizza l’essere umano e la sua visione di sé, si riflette nel concetto di paesaggio sonoro, che fin dalla sua teorizzazione pone al centro del rapporto suono-spazio l’essere umano, designato come unico ascoltatore e produttore consapevole (e dunque responsabile) di suoni nella possibilità legittima di ridisegnare costantemente questa relazione a suo uso e beneficio. Abbandonare questa prospettiva significa riprogettare, ancor prima del suono, i confini dell’udito e dell’udibile, coinvolgendo nel processo chiunque abiti il pianeta e sia parte dell’ambiente dei suoni, come insieme di relazioni complesse. Quali modelli e quali pratiche possono contribuire a questo riavvicinamento?